Perfètto!

Così, di botto, dopo la fase dell’osservazione.

Nemmeno una parola in più che potesse aiutarmi a capire com’ero andata. Nulla.

Le parole hanno un significato e anche un loro peso, ne sono sicura. In quella occasione, di quel termine “perfètto” ascoltato, ho messo in discussione il significato originario anche se ero perfettamente in grado di quantificarne il peso che aveva sulla mia vita.

Per una sempre esigente con sé stessa e terribilmente maniacale nel portare a termine le cose, quel termine ha assunto, nei mesi trascorsi dal momento in cui è stato pronunciato ad oggi, tanti significati diversi (i famosi “tre pizzul” della saggezza popolare). Ho ripercorso, con calma, e anche con un certo nervosismo, quei momenti; ho provato a ricordare gesti compiuti e parole pronunciate, la relazione instaurata e le reazioni degli altri ai miei stimoli. Insomma, ho perso tempo ed energie prima di arrivare a capire la cosa più banale del mondo, ossia che quel “perfètto” significa, semplicemente, “detto di ciò che è fatto nel migliore dei modi possibili, tale che nel suo genere non si possa immaginare niente di meglio” (tratto dal dizionario Treccani). E oggi, grazie a questa mia perfezione ho conquistato la stima della persona che mi ha osservato. La felicità è questa.